L’arte è sempre stata relazionale; un prodotto artistico, per esistere, necessita sempre di tre componenti: artista, opera e fruitore.

Eliasson fa trekking in Islanda da tanti anni, e afferma che più lui fa trekking nella Natura priva di intervento umano, più si rende conto che la Natura non esiste: questo perché, nel preciso momento in cui il suo sguardo di essere umano si posa sulla Natura, questa si trasforma in paesaggio, uno sguardo acculturato e definito dalla nostra esperienza di esseri umani; una formica o un cane la percepiranno in modo totalmente differente.
Quindi, per gli esseri umani non può esistere la Natura, solo un paesaggio naturale, che differisce dal paesaggio artificiale.
Eliasson va a ricostruire fenomeni che noi pensiamo naturali in contesti che non lo sono.
Potrebbero essere considerati ready made aided, perché il sole ad esempio esiste e lui lo rifà.
Il popolo eschimese ha una decina di parole per indicare il bianco: essendo circondati dal paesaggio innevato hanno sviluppato un linguaggio per indicare le diverse tonalità di bianco, e ciò va a modificare la loro percezione del paesaggio, a causa del loro sviluppo culturale.
Il tempo meteorologico fa sempre parte del paesaggio naturale.
Eliasson ha iniziato a lavorarci due anni prima, con un questionario, per capire come il paesaggio naturale declinato ora nell’accezione di tempo meteorologico poteva modificare la percezione psicologica: fondamentalmente chiedeva loro se erano metereopatici.
Questo questionario era rivolto al personale e ai visitatori della Tate Modern per i due anni di cui sopra.
Ma perché lo fa alla Tate Modern a Londra?
Londra aveva poi fama di essere una città non particolarmente soleggiata; inoltre, il popolo britannico, nello stereotipo, ha un’abitudine in particolare: essendo fortemente diviso in classi sociali ha radicati in sé riti definiti e un’etichetta molto precisa e rigida, il tutto portante all’essere poco espansivi. Quindi, quando due persone poco espansive che non hanno confidenza si trovano a condividere uno spazio stretto e a dover interagire, di cosa si parla? Del tempo.
Quindi Eliasson cerca di modificare la concezione di un’opera d’arte e del paesaggio, decontestualizzandolo, ma portandolo su un piano di luoghi comuni.
C’è anche una tipica nebbiolina londinese per rendere il tutto più indefinito.
La Tate Modern è un’ex centrale elettrica.
Eliasson va a raddoppiare l’altezza della Turbine Hall collocando uno specchio sul soffitto.
Eliasson non vuole essere un mago degli effetti speciali, vuole sempre mostrare come realizza questi effetti spettacolari usando materiali molto semplice, lo spettatore si deve rendere conto dei criteri di realizzazione.
Quindi doveva essere chiaro che sul soffitto c’era uno specchio, doveva creare l’infinito.
Il sole era realizzato solo per metà, l’altra era riflessa nello specchio. Il sole era realizzato solo con lampadine, che emettevano anche calore, come lampade abbronzanti.
È un’installazione site specific, progettata per la Turbine Hall e per Londra.
Con Duchamp succede qualcosa: lui chiama gli spettatori voyeur, i celibi, che desiderano comprendere l’opera e arriveranno solo tra tanto tempo. Il motore del desiderio è l’opera.
Quindi lo spettatore ora guarda dal buco della serratura, desidera giungere alla sposa, l’opera, che è intoccabile.

Nell’happening, poi, lo spettatore diventa materiale su cui l’artista lavora: come John Cage in 4:33: ma questa non è arte relazionale, semplicemente l’artista usa lo spettatore come materiale; è una cavia.
Quindi non esiste l’arte relazionale come branca a sé stante perché relazionale è sempre stata: la differenza è nella natura della relazione tra spettatore e opera.
In Felix Gonzalez Torres lo spettatore è fondamentale, non in Eliasson: Torres nelle sue lettere lo scrive esplicitamente. Le caramelle di Torres corrispondono al peso del suo compagno, Ross. Torres lavora sulle tematiche fondamentali, vita, amore e morte: sia lui che il compagno erano malati di Aids, e uno dei sintomi della malattia è la perdita di peso: lo spettatore che porta via le caramelle fa la funzione della malattia.
Torres era profondamente cattolico: parte del rito cattolico è l’atto eucaristico, il nutrirsi del corpo di Cristo; è una metafora.
Nelle intenzioni di Torres, quando cibarsi del corpo di Ross era come cibarsi del corpo di Cristo; il corpo di Ross andava a far parte del corpo dello spettatore, che così viveva ancora al di là della Morte. Si rimandava al concetto di eternità.
Una galleria che venda quest’opera non vende le caramelle, ma il manuale scritto da Torres per realizzare il lavoro (che indica tipo di angolo, colore della caramella…).
Il concetto di originale non esiste più da Duchamp in poi: l’originale ce l’ha chi ha il manuale.

